Cineforum Ambientale

Per rendere meno pesante questo isolamento, cosa c'è di meglio di un buon film che parli di ambiente? E perché non vederne uno tutti insieme?

Il circolo di Genova Giovani Energie propone quattro appuntamenti a partire da stasera per quattro lunedì, alle ore 21:15, per vedere e commentare insieme quattro splendidi docufilm con la web-app Kast.

Per partecipare, basterà cliccare su questo link: https://s.kast.live/g/0khsfytkxzr utilizzando il proprio pc, senza scaricare alcun programma.

Questa sera si vedrà "The Age of Stupid", di Franny Armstrong (2009)

Nel 2055 la Terra appare devastata. I cambiamenti climatici hanno scatenato ogni genere di violento fenomeno atmosferico e hanno condannato tutte le più importanti capitali mondiali e le loro popolazioni. Dall'alto di un'imponente torre situata su quel che resta della calotta artica, un uomo che ha costruito un immenso archivio della storia artistica e culturale dell'umanità, si domanda di fronte ad un database di vecchi filmati e interviste raccolte cinquant'anni prima: "Avremmo potuto evitarlo?"

Tutti gli appuntamenti:

20 aprile – "The Age of Stupid", di Franny Armstrong (2009)

27 aprile – "Océans, le Mystère plastique", di Vincent Perazio (2016)
Solo l'1% della plastica che fluttua negli oceani raggiunge le coste o rimane intrappolata nei ghiacci artici. Del restante 99%, stimato intorno a centinaia di migliaia di tonnellate, si sa ancora troppo poco. Una sorta di buco nero che lascia intravedere un dramma ecologico. Non essendo biodegradabile, la plastica non scompare, semplicemente si rompe in microparticelle tossiche, in gran parte invisibili all'occhio umano. Tale processo di trasformazione sta dando vita a un nuovo ecosistema: la plastisfera. Si affaccia così, sempre più urgente, la necessità di indagare il fenomeno e le sue conseguenze: dove si trovano queste particelle? Ingerite dagli organismi o depositate sul fondo marino? E qual è il loro impatto sulla catena alimentare?

4 maggio – "Digavox", di Ugo Roffi (2018)
Genova, Begato, la “Diga” come caso emblematico delle diseguaglianze rappresentate dalle nostre periferie e la voglia di riscatto di chi le abita. Al centro del docu-film c’è la testimonianza di Gavino Lai che ripercorre la parabola della “casa Diga”: dal 1984 quando gli viene assegnato l’alloggio e tutto intorno è ancora un cantiere, all’arrivo degli altri inquilini, le prime difficoltà e la nascita di un comitato di quartiere. Poi il periodo buio, quando alla Diga vengono portati i soggetti più problematici della città, diventando una polveriera sociale.
Contemporaneamente non c’è una risposta adeguata da parte dell’amministrazione cittadina. Oggi c’è ancora un coordinamento di cittadini che continua a lottare: chiedono dignità, rispetto e di non essere lasciati soli. In chiusura l’interrogativo sul futuro della “Diga-mostro”: buttarla giù, come promette ogni amministrazione, (qualunque sia il suo colore politico) o continuare con gli interventi di emergenza?
Sullo sfondo emerge il disinteresse collettivo per l’edilizia popolare, considerata un patrimonio a perdere. Eppure solo a Genova ci sono circa 1000 case vuote, le richieste per un alloggio popolare sono 4000, mentre ne vengono assegnate meno di 100. Nell’attesa abusivismo e racket restano una risposta possibile all’emergenza casa.

11 maggio – "Dusk Chorus, di Nika Šaravanja, Alessandro d'Emilia (2017)
Un documentario sulla pluriennale ricerca e le recenti registrazioni sul campo effettuate nel gennaio 2016 da David Monacchi, studioso, compositore eco-acustico e artista del suono, che negli ultimi anni ha realizzato “Fragments of Extinction”, un progetto multidisciplinare. Attraverso la profonda capacità di ascolto che David ci restituisce grazie anche all’impiego della più sofisticata tecnologia di registrazione del suono in 3D è possibile immergersi in uno dei più antichi e primordiali ecosistemi del pianeta, quello della foresta Amazzonica, in Ecuador. I cambiamenti climatici, la sopraggiunta siccità, la presenza massiccia delle compagnie petrolifere e le difficoltà di allestimento dei sofisticati strumenti di registrazione in un luogo impervio, sono alcuni degli ostacoli con cui David si è dovuto confrontare registrando per la prima volta nella storia, attraverso ritratti sonori dell’intero ciclo circadiano di un ecosistema, un patrimonio acustico ricchissimo e al contempo fragile, perché in via di estinzione. Con lo scopo di diffondere ciò che David sostiene da molti anni, il documentario valorizza gli ecosistemi che contengono il più alto tasso di biodiversità sonora al mondo e che possono essere considerati veri e propri archivi della memoria di milioni di anni di evoluzione sulla terra.