ECOSISTEMA URBANO 2020: SMOG, TRASPORTI, RIFIUTI, ANDAMENTO LENTO NELLE PERFORMANCE AMBIENTALI ANCHE IN LIGURIA

Trento, Mantova e Pordenone in testa alla classifica dei capoluoghi italiani per performance ambientali Smog, trasporti, rifiuti: andamento lento nelle performance ambientali anche in Liguria

Migliorano la posizione in classifica di Genova, Imperia e La Spezia, peggiora Savona

Grammatico: “I nostri capoluoghi devono ancora migliorare le performance ambientali, fermando il consumo di suolo, garantendo traporto pubblico di qualità e maggior spazio alle isole pedonali, puntando sull’aumento della qualità della raccolta differenziata e dell’aria.” 

È stato presentato oggi Ecosistema Urbano 2020, il report annuale sulle performance ambientali dei capoluoghi italiani stilato da Legambiente in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 ore. Nel corso del webinar, trasmesso in diretta streaming sulle pagine fb di Legambiente, La Nuova Ecologia e sul sito del Sole 24 ore, è emerso il ritratto di un’Italia a due velocità: la prima più dinamica e attenta alle nuove scelte urbanistiche, ai servizi di mobilità, alle fonti rinnovabili, alla progressiva restituzione di vie e piazze ai cittadini, alla crescita degli spazi naturali. La seconda, più statica con un andamento troppo “lento” nelle performance ambientali delle metropoli soprattutto sul fronte smog, trasporti, raccolta differenziata e gestione idrica.

VolontariXNatura_Legambiente.jpgA testimoniarlo in primis le città di Trento, Mantova, Pordenone, Bolzano e Reggio Emilia in vetta alla classifica generale di Ecosistema Urbano 2020 che si basa sui dati comunali relativi al 2019, quindi ad un contesto pre-pandemia. 

Per quanto riguarda la Liguria la performance migliore è della città della Spezia che risulta 17° (era 21° nel 2019) nella classifica nazionale ed è seguita da Genova 43° (73° nel 2019), Savona 46° (39° nel 2019) e Imperia 49° (nel 2019 era 90°) su un totale di 104 città.

“Il buon risultato riscontrato nel nuovo posizionamento in classifica della Spezia e di Imperia è dovuto innanzitutto alla gestione dei rifiuti e dall’indicatore della raccolta differenziata avvenuto nel 2019 – dichiara Santo Grammatico, Presidente di Legambiente Liguria. A Genova migliora, seppur timidamente, la qualità dell’aria e cresce il numero di passeggeri che utilizzano il trasporto pubblico locale, Savona è penalizzata dall’aumento dei rifiuti pro capite prodotti e dal non aver raggiunto la soglia del 65% di raccolta differenziata. Tutti e quattro i nostri capoluoghi devono ancora migliorare le performance ambientali, fermando il consumo di suolo, garantendo traporto pubblico di qualità e maggior spazio alle isole pedonali, puntando sull’aumento della qualità della raccolta differenziata e dell’aria. Lo sviluppo in chiave green dei nostri principali centri urbani potrà migliorare la qualità della vita dei cittadini e, superata questa seconda fase di gestione del Covid-19, rendere più attraenti le nostre città.”

Per quanto riguarda i rifiuti, l’indicatore che segna la quantità prodotta annualmente da ogni abitante, fotografa una regione in lento miglioramento con l’eccezione di Savona.

Genova passa da 486,5 Kg prodotti nel 2018 a 469 nel 2019, segnando così l’unico miglioramento nell’ambito dei rifiuti urbani della città capoluogo. La Spezia da 488,2 del 2018 passa a 484 nel 2019; anche Imperia registra un miglioramento con 450 kg ab/anno nell’anno corrente mentre nel 2018 erano 483,2 Kg; Savona da 544,1 del 2018 passa invece a 552. Per quanto riguarda la raccolta differenziata a La Spezia continua a crescere e da 67,4 nel 2018 arriva a 74,8%; mentre Genova, anche se di poco, riesce a peggiorare passando dal 33,3% del 2018 al 32,2% nel 2019; Savona dopo la buona performance del 2018 che era balzata dal 23% al 42,4% cresce lievemente e arriva al 43,8%, deciso il miglioramento di Imperia che passa dal 35,2% del 2018 al 66,9% del 2019.

Sul trasporto pubblico locale Savona mantiene costante il numero di passeggeri pari a 70 viaggi/abitante/anno e i 36 km-vettura/abitante. La Spezia ha aumentato i passeggeri da 142 a 147 viaggi/abitante/anno, mantenendo lo stesso servizio sui km-vetture abitante, pari a 42. Il dato di Imperia rimane costante per i passeggeri trasportati (15 viaggi/ab/anno) ma diminuisce l’offerta di trasporto pubblico da 21 a 16 Km-vettura/abitante, mentre Genova aumenta i passeggeri traspostati da 406 a 413 viaggi/ab/anno diminuendo l’offerta di trasporto pubblico ai cittadini che scende da 47 km/ab/anno a 46.
Se gli incidenti stradali sono in leggero calo in Liguria, Genova è tra le città che registra più vittime della strada: nel 2019 il numero di morti per 100mila abitanti sono 8,3 peggio solo Bergamo con 10,1. Mentre le altre province della Liguria registrano Imperia 6,1; La Spezia 6,2 e Savona 7,3.

La qualità dell’aria vede un timido miglioramento per tutti e tre i parametri analizzati (ossidi di azoto, ozono e polveri sottili) solo per Genova che registra il passaggio da 36,33 a 32,83 microgrammi/metrocubo della concentrazione media annuale di NO2, da 56 a 28,33 il numero dei giorni di superamento per l’ozono della media mobile sulle 8 ore di 120 ug/mc e le PM 10 riducono la loro concentrazione media in microgr/mc da 20,76 a 18,68. 
La Spezia peggiora il parametro relativo all’Ozono passando da 6 a 13,50 i giorni di superamento della media mobile sulle 8 ore di 120 ug/mc, Imperia non aveva fornito i dati per ossidi di azoto e ozono e per le polveri sottili passa da 19 a 20,50 per concentrazione media in microgr/mc.  Savona è il peggior capoluogo ligure per numero dei giorni (31) di superamento per l’ozono della media mobile sulle 8 ore di 120 ug/mc.

Le nostre città sono avare di isole pedonali e lo spazio pro-capite a disposizione dei cittadini è davvero poco. Genova mette a disposizione 0,18 metri quadri per abitante; Imperia 0,06; La Spezia 0,32; Savona 0,15.

Per quanto riguarda il consumo di suolo la Liguria si conferma come una tra le regioni a più alto tasso di cemento. Secondo l’indice sintetico (scala 0-10) che segnala il trend consumo suolo/residenti e del livello di urbanizzazione, nella nostra regione spicca Imperia con 8,20 seguono Genova e La Spezia entrambe a 7,20 e Savona a 6,60.
Purtroppo c’è chi sta peggio: Milano è al 10,0, Bolzano 9,4 ma anche chi sta meglio: Enna 0,6.

“L’Europa – dichiara Stefano Ciafani, Presidente nazionale di Legambiente -  ha destinato al nostro Paese 209 miliardi di euro, una cifra molto importante che non potrà non riguardare le aree urbane, utili anche per il raggiungimento degli obiettivi Onu sullo sviluppo sostenibile al 2030. È qui infatti che si gioca una partita fondamentale per fronteggiare le tre crisi attuali - l’emergenza sanitaria, economica e climatica - e per vincere la sfida della modernizzazione del Paese. I dati contenuti in questa edizione di Ecosistema Urbano, relativi al 2019 e quindi ad una situazione pre-pandemia, ne sono la testimonianza più evidente.  L’Italia non può mancare questa occasione irripetibile per rendere le nostre città più moderne, sostenibili e sicure. Dopo decenni di discussioni, analisi dei problemi e definizione della loro soluzione (come abbiamo fatto con questo rapporto annuale), ora abbiamo la possibilità di risolverne una gran parte grazie alle risorse europee”. 

 

A seguire i dati nazionali riguardanti le performance ambientali specifiche su inquinamento, raccolta differenziata, rete idrica, trasporto pubblico, mobilità, fonti rinnovabili.

Il rapporto di Ecosistema Urbano è scaricabile su www.legambiente.it 

 

SCHEDA ECOSISTEMA URBANO 

Ecosistema Urbano esamina oltre 30mila dati raccolti attraverso questionari inviati da Legambiente ai 104 Comuni capoluogo e alle informazioni di altre fonti statistiche accreditate. Il punteggio, in centesimi, viene assegnato sulla base dei risultati ottenuti nei 18 indicatori considerati da Ecosistema Urbano che coprono sei principali aree tematiche: aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano, energia.

ARIA

Per le PM10 i dati 2019 confermano il miglioramento già evidenziato lo scorso anno. Per la prima volta il valore limite per la protezione della salute umana previsto dalla direttiva comunitaria (media annua di 40 μg/mc) è rispettato in tutte le centraline e salgono da 15 a 17 le città in cui tutte le centraline registrano livelli inferiori al valore obiettivo indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (media annua di 20 μg/mc). Considerando i superamenti annui del limite dei 50 μg/mc, la situazione peggiora: 30 capoluoghi superano i 35 giorni consentiti dalla normativa nell’arco dell’anno (erano 29 nel 2018). Nel 2019 si dimezzano le città dove il valore medio delle concentrazioni di biossido di azoto (NO2), misurate dalle centraline in ambito urbano, è superiore al limite di legge di 40 μg/mc. Scende ancora anche il valore medio relativo a tutti i capoluoghi, da 26,9 μg/mc a 26,1 μg/mc, mentre il numero di città in cui almeno una centralina ha rilevato concentrazioni medie annue superiori ai 40 μg/mc, sale a 20 (erano 18 nel 2018). Anche per quel che riguarda l’ozono c’è un lieve miglioramento complessivo. Nel 2019 scende il numero di città in cui il valore medio delle centraline supera la soglia di protezione della salute umana: sono 49 (erano 53 lo scorso anno e 63 due anni fa).

Rifiuti: raccolta differenziata oltre il 58%. Nove i capoluoghi che sono stabilmente oltre l’80%

La percentuale di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani è in costante miglioramento e si attesta su un valore medio di 58%, quasi quattro punti percentuali in più rispetto al 54,3% dell’anno precedente (era 50,4 % nel 2017 e 47,4% nel 2016). L’obiettivo di legge del 65% fissato per il 2012 è stato raggiunto da 46 città, nove in più rispetto all’anno precedente, mentre la soglia del 35%, prevista per il 2006, non è stata ancora raggiunta da 13 comuni (erano 18 nel 2018 e 27 nel 2017). Nove i capoluoghi che superano la soglia dell’80%. La produzione di rifiuti continua a mostrare un andamento altalenante. Nel 2019 torna a scendere la media (530 Kg pro capite), avvicinandosi ai valori del 2017 (528 kg), lo scorso anno era a 537 kg pro capite.

Rete idrica colabrodo

Il 36% dell’acqua potabile non arriva ai rubinetti. Cresce il numero di città in cui viene disperso il 50% e oltre di acqua.  In 19 città (erano 18 lo scorso anno) la metà dell’acqua immessa nelle condutture non arriva ai rubinetti dei cittadini. A Campobasso, Frosinone, Latina, Trapani Vibo Valentia oltre dei due terzi dell’acqua immessa in rete va persa. Resta stabile, come nelle ultime due edizioni, il valore medio delle perdite: 36%. Nel 2019 sono 6 le città (una in più dello scorso anno) che contengono le perdite entro il 15%: Livorno, Macerata, Milano, Monza, Pordenone e Trento.

Trasporto pubblico. A Milano, Genova, Brescia, Cagliari, Pavia prendere il bus è più facile

Migliora complessivamente, seppur di poco, il servizio di trasporto pubblicoVenezia, Milano e Genova (in crescita) tra le città con più di 200mila abitanti, Brescia, Cagliari (in miglioramento) e Trento tra quelle con una popolazione compresa tra 80 e 200mila abitanti, Pavia e Siena tra le piccole (meno di 80mila residenti) sono le città dove bus, tram e metropolitane sono maggiormente attrattivi. Il tasso di motorizzazione dei capoluoghi italiani, invece, continua inesorabilmente a salire: 63,3 auto ogni 100 abitanti nel 2017, 63,9 nel 2018, 64,6 auto ogni 100 abitanti quest’anno. Aumenta anche, però, il numero di città in cui si registra un calo del parco auto circolante: passano da 7 a 11. Oltre al caso particolare di Venezia (che conta 42 auto ogni 100 abitanti), solo Genova e Milano registrano un tasso inferiore a 50 auto/100 abitanti.

Diminuisce, ma troppo lentamente, il numero di vittime della strada: i dati aggiornati al 2019 mostrano un calo del 1,7% degli incidenti (75.673) e del 2,1% dei feriti (100.426). Più consistente la diminuzione del numero di morti (161), pari al -4,8%. Il valore medio di morti e feriti ogni 1.000 residenti scende a 5,43. Nel 2019 il numero di morti per 100mila abitanti è più elevato della media nazionale (5,3) in 9 regioni, (da 9,2 del Molise a 5,6 della Toscana), più basso in Valle d’Aosta (3,2), Campania (3,8) e Liguria (4,1). Tra le vittime risultano in aumento i ciclisti (253; +15,5%) e i motociclisti (698; +1,6%); in diminuzione le altre categorie di utenti: pedoni (534; -12,7%), ciclomotoristi (88; -18,5%), occupanti di veicoli per il trasporto merci (137; -27,5%) e automobilisti (1.411; -0,8%). Il marcato aumento delle vittime tra i ciclisti, soprattutto su strade statali nell’abitato e fuori città, è associato anche a una crescita degli incidenti stradali che coinvolgono biciclette (+3,3%).

Mobilità attiva. Lucca e Venezia le migliori a piedi. Reggio Emilia regina per le bici

Portare sotto il 50% del totale la quota massima di spostamenti motorizzati individuali con mezzi privati all’interno del territorio comunale. Un traguardo non impossibile da raggiungere, come dimostrano Bolzano, Pesaro e Ferrara, ma anche Milano, Torino, Bologna, Firenze. A Reggio Emilia si espande ulteriormente la rete ciclabile e si conferma di gran lunga la prima in questo indice con 44,4 metri equivalenti ogni 100 abitanti di percorsi per le bici (era a 43 lo scorso anno), seguita da Cremona e Mantova, entrambe oltre i 30 metri equivalenti/100ab. Stabile l’estensione media delle isole pedonali che si conferma a 0,47 m2 per abitante, come nel 2018 (0,45 m2 nel 2017).

In 33 capoluoghi le fonti rinnovabili coprono il 100% del fabbisogno elettrico delle famiglie

Crescono ancora le fonti di energia pulita: Sono 33 i capoluoghi di provincia (27 lo scorso anno) che grazie al mix delle fonti rinnovabili riescono a coprire il 100% dei fabbisogni elettrici delle famiglie residenti. Si tratta di un calcolo teorico basato sulla produzione stimata delle diverse tecnologie presenti nei territori in rapporto ai consumi medi delle famiglie nel nostro Paese. Seppur teorici sono risultati importanti perché danno l’idea di come già oggi, con le tecnologie disponibili, sia possibile produrre energia sufficiente per coprire le esigenze dei territori. 84 (erano 90 lo scorso anno) le città capoluogo che hanno almeno un impianto solare termico o fotovoltaico sui tetti degli edifici pubblici di loro proprietà. In particolare sono 75 quelli che presentano impianti solari termici, per complessivi 20.501 metri quadrati di pannelli, 83 invece quelli che presentano impianti solari fotovoltaici per complessivi 66 MW.